San Valentino è una scusa. Il resto è presenza.
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A dicembre abbiamo parlato di regali che non si impacchettano.
Di momenti scelti invece che oggetti accumulati.
Di esperienze come forma di attenzione reale, non come gesto automatico.
San Valentino, in fondo, funziona allo stesso modo.
È una data sul calendario che prova a ricordarci qualcosa che spesso dimentichiamo: fermarsi, esserci, condividere.
Il problema non è San Valentino.
Il problema è ridurlo a una formula.
Noi preferiamo usarlo come scusa.
Per fare spazio a un incontro, a un tempo diverso, a una serata che non chiede etichette: coppia, amici, sconosciuti, affinità appena nate. Tutto può funzionare, se c’è ascolto.
Profumi, memoria, identità
C’è un senso più degli altri che lavora in silenzio.
L’olfatto non chiede permesso, non passa dalla razionalità. Arriva diretto ai ricordi.
Un profumo può riportarti a una stanza, a una persona, a un viaggio, a una serata.
A volte a qualcosa che pensavi dimenticato, a volte a qualcosa che non sapevi di ricordare.
Per questo, nella speciale edizione di Ai Limiti del Visibile, realizzata insieme a Essentiàlia, abbiamo scelto di partire proprio da lì.
Non da un’idea di coppia, ma da due identità sensoriali.
Durante la serata ogni partecipante crea il proprio profumo personale, guidato dall’istinto e dalle sensazioni.
Quel profumo resta tuo: una traccia intima, un oggetto di memoria che continuerà a vivere anche dopo.
Il cocktail arriva solo dopo.
Ed è l’unica cosa che si condivide.
Un ricordo che resta
Alla fine della serata non porti a casa solo un profumo.
Porti a casa un’esperienza che continuerà a riaffiorare ogni volta che lo sentirai.
Magari penserai a quella sera da Eccetera.
O magari a qualcosa di più lontano, che quel profumo ha risvegliato senza avvisare.
San Valentino passerà.
Il ricordo, se è quello giusto, no.
E per noi va benissimo così.