Il Martini non esiste (e forse è questo il punto)
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Durante il Salone Off appena concluso, da Eccetera abbiamo ospitato autori, lettori, conversazioni e aperitivi che si sono allungati ben oltre l’orario previsto.
Per qualche sera il tavolo di Eccetera è diventato un piccolo spazio di incontro tra libri, cocktail e persone molto diverse tra loro, unite dalla voglia di stare dentro alle storie — non solo ascoltarle.
In mezzo a tutto questo c’è stata anche la prima presentazione de Il Martini non esiste, il mio primo libro dedicato al cocktail più iconico (e indefinibile) della storia della miscelazione.
Ed è stato curioso vedere come, ogni volta che si iniziava a parlare di Martini, accadesse sempre la stessa cosa: nessuno sembrava davvero parlare dello stesso drink.
C’era chi lo immaginava glaciale e tagliente, chi più morbido e vinoso. Chi legato all’oliva, chi al limone. Chi convinto che esistesse una formula precisa e chi invece lo considerava quasi un gesto personale.
Forse è proprio qui il cuore della questione.
Il Martini è uno dei cocktail più riconoscibili al mondo, ma anche uno dei più difficili da definire davvero. Più si prova a fissarlo, più sembra sfuggire. Cambiano i dettagli, cambia il linguaggio, cambia la percezione. E spesso cambia anche il modo in cui lo raccontiamo a noi stessi.
Da questa idea nasce il libro.
E, inevitabilmente, anche la nuova experience di Eccetera che porta lo stesso nome.
Una nuova esperienza firmata Eccetera
Non una masterclass tecnica, ma un’esperienza costruita attorno all’assaggio, alla percezione e all’interpretazione. Un modo per capire quanto il gusto sia qualcosa di meno oggettivo di quanto immaginiamo, e quanto anche il Martini — apparentemente essenziale — sia in realtà un equilibrio fragile di dettagli minuscoli.
Perché forse il Martini non è qualcosa da replicare fedelmente.
Ma qualcosa che continua a cambiare insieme a chi lo beve.